Piedi maltrattati

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Scalare su vie impegnative ma non estreme è un piacere sottile, sensuale, tattile; endorfinico ma anche intellettuale.
I produttori di scarpe di scalata, da decenni, si adoperano al fine di privarci di questo lussuoso godimento.
Nonostante il 90% dei climber scali su difficoltà inferiori al 6b, nonostante il male ai piedi sia fastidioso quanto il mal di denti, i produttori di scarpette, imperterriti, continuano a sfornare scomodi stivaletti malesi.
L’inutile scomodità delle scarpette è una delle principali cause dello scoraggiamento dei principianti e della lentezza con cui essi affinano sensibilità e tecnica.
Ma è proprio necessario?
Oggi se ci imbattiamo in un telefono, un paio di sci o qualunque altro oggetto che abbia più di vent’anni, ci sembra di essere passati attraverso un varco spazio temporale per quanto ci appaiono vetusti.
Le scarpe da scalata, invece, sono rimaste pressoché immutate.

Negli ultimi 25 anni non c’è stata nessuna evoluzione sostanziale. Le Anasazi, Le Miura, Le Katana (che poi sono tra le meno dolorose) sono nate negli anni ’90. Le scarpe avvolgenti da strapiombo, che oggi ci spacciano come rivoluzionarie, già esistevano, come anche quelle curve e asimmetriche (le vecchie “Mirage” ne sono un esempio).

Al giorno d’oggi quasi tutti i modelli Top di gamma della ditta Scarpa (veramente ottimi come tenuta) sono troppo scomodi per farci godere il piacere della scalata.
Molti modelli da falesia della ditta La Sportiva ci sostengono perfettamente su minuscole asperità, ma solo finché sono nuovi (dunque scomodi), per poi sbracarsi completamente, diventando comode pantofole per pensionati .
La leggenda vuole che Ondra cambiasse un paio nuovo di Miura per ogni tentativo su “la Dura dura”, e abbia avuto bisogno di 10 paia di scarpette (La Sportiva) per salire la “Down wall”.
Si, esistono anche dei modelli comodi da calzare: ma sono pensati per chi fa multi pitch di 4 grado, o le pedule inconsistenti e scivolose di Decathlon.
Non è un caso se per due decenni la scarpetta più venduta al mondo è stata la “Mythos”, la cui unica qualità era di non far male ai piedi.
In 30 anni di ricerca e sviluppo, tutto quello che hanno saputo fare i produttori è stato fabbricare ottime scarpette tecniche scomodissime, oppure scadenti pantofole per chi non è disposto a soffrire. La vera sfida – disegnare delle scarpe che siano al contempo tecniche e che non facciano male – non è stata ancora vinta.
Al giorno d’oggi scalano milioni di persone, tecnologia e materiali innovativi esistono e chi progetterà una scarpa del genere farà un sacco di soldi.
Raramente ci soffermiamo a riflettere su quanto potrebbe essere (ancora) più bella la nostra disciplina senza il male ai
Piedi. Raramente i produttori di scarpe si rendono conto che al mondo i top climbers sono l’1% della popolazione scalatoria.
Raramente il negoziante è in grado di consigliare un principiante, al quale non si dovrebbero mai vendere scarpe troppo strette o troppo dolorose, perché dovrà imparare a sentire e a spalmare i piedi, molto prima di dover caricare il bordo della gomma su minuscole asperità.

Commenti degli utenti

Scarpe dolorose

Anche io ho notato quanto scritto da te, parlando di scarpe non aggressive, ma comunque comode e precise, ho provato settimane fa, ripetendo" Voyage " al Capucin, la scarpetta Force V, della SCARPA. morbida, utile sia in Fessura che in placca, ed imbottita nei punti giusti,con una buona tenuta laterale. Ovviamente usata su granito. Avevo la brutta abitudine di prendere tre numeri meno, così sulle vie di più lunghezze perdevo spesso le unghie a causa Dell 'effetto stivaletto malese. Ora con queste, di due numeri meno, scalo e non perdo sensibilità. Le consiglio per il granito. Su Calcare non le ho provate.

25 Ago 2018
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