Prime riflessioni / 2

Scritto da Jolly Lamberti il 25-11-2008 in Climbook

 A pochi giorni dall’apertura di questo sito, molte risposte di ritorno, sia attraverso mail, che passaparola, che forum di discussione, sono negative.

Moltissimi i contatti per la sezione “gradi”. Pochissimi a leggere i noiosi articoli principali.

Molte lettere sono critiche verso la mia visione della scalata. Quello che mi sorprende è che mi ritrovo d’accordo con quasi tutte queste critiche,  perché quello che si critica non è il mio pensiero, ma una visione ormai accettata del mio pensiero. In altre parole, non sono stato capito. E quando uno non viene capito da molte persone, la colpa, la maggior parte delle volte, non è di quelle persone che sono superficiali o male informate: quando uno non viene capito è perché non è stato in grado di spiegarsi.

 

Stessa cosa accadde con il libro. Nonostante il grande successo di vendite, sono rimasto “Mister Pan Gullich”. Quello che sforna forzuti chiassosi e incapaci a scalare. Quello che mette la competizione e l’allenamento di forza sopra ogni cosa.

Invece, quasi fino alla nausea, nel libro cerco di lanciare il messaggio opposto.

Alcuni esempi:

- nell’introduzione, a pagina 8:"Forza mentale e aspetti emozionali-motivazionali.Questo aspetto non può che essere al primo posto, siaperché rappresenta oggi, statisticamente, il principalefattore limitante la prestazione, sia perché forza e resistenzadivengono inutilizzabili e si dissolvono in pochi secondise manca “la testa”. È pieno di scalatori mediocri chehanno parametri di forza a secco (o sul muro boulder)simili a quelli dei grandi campioni: è la prova che in arrampicata"la testa" fa la differenza";

- per quanto riguarda gli strumenti di allenamento, a pagina 9:“Il PG e il trave vengono messi all’ultimo posto in ordine di importanza, sia per i falesisti, che per i boulderisti, che per i garisti”;

- a pagina 181, evidenziato:“Individuare un metodo di allenamento non è cosí difficile,anzi per gli atleti di alto livello e senza grosse carenzefisiche il metodo è quasi obbligatoriamente uno: eseguirea elevato grado di intensità, anche in allenamento,l’esercizio che poi si dovrà ripetere in gara, cercando diriprodurre condizioni più simili possibile.Quindi, arrampicare lungo vie dure su roccia per chivuole misurarsi su vie dure su roccia, arrampicare a vistaper chi vuole realizzare vie a vista, fare il bouldering suroccia per chi vuole fare boulder naturali, arrampicaresu strutture artificiali simili a quelle delle gare per chi hacome obiettivo le gare. È semplice. È quello che fannola maggior parte dei big che dichiarano di non allenarsi”;

- a pagina 191:“Fatta eccezione per i programmi finalizzati esclusivamentealle gare indoor, è bene dare sempre la precedenzaalla scalata fuori. E’ sempre preferibile, quandose ne avesse la possibilità, modificare il programma incorso d’opera sostituendo una o tutte le sedute conuscite in falesia. Se si può scegliere tra allenamento indoore allenamento in falesia è sempre preferibile, trannepoche eccezioni, propendere per l’allenamento supareti naturali”;

- a pagina 191:“Non ci sono molti programmi che prevedono tre sedutedi allenamento indoor a settimana. Questo perché,salvo poche eccezioni, riteniamo controproducenteche la quantità di allenamento indoor superi di moltoquella outdoor”.

In quasi tutti i programmi, capita almeno una settimana in cui bisogna fare, cito testualmente:

“2/3 sedute.8 vie o più, non al limite.Concentrarsi soprattutto sulla esecuzione corretta delmovimento. Cercare la sensazione di rilassamento,applicando sulle prese solo la forza necessaria. Concentrarsisulla respirazione e fluidità del movimento,rilassare braccia, collo, schiena. Sentire la tensione chedefluisce sulle gambe. Ricordarsi che in questo tipodi allenamento una via facile fatta in “rilassamento” èuna prestazione migliore di una via di grado più altofatta in stato di tensione.

Nel caso non si possa scalare fuori in questa fase,sostituire le sedute di fluidità in falesia con blandesedute di fluidità su muro indoor (possibilmente nonmuro boulder ma muro con la corda)"

E ancora, a pagina 356, ripeto fino alla nausea:

 "Come detto più volte, l’allenamento migliore per arrampicareè arrampicare (con molte eccezioni e varianti) "

E cosi via, rischiando di essere prolisso e ripetitivo.

Il mio libro ha venduto 4000 copie in poco tempo, ma rimango sempre “quello fissato col Pan Gullich”. Perché?

Perché ho, forse erroneamente, dato ampio spazio, nel libro, a tutti gli esercizi di forza. Ma questo l’ho dovuto fare semplicemente perché essi necessitano fisicamente di molte tavole per essere spiegati bene.  Il fatto che hanno un grande peso dal punto di vista spaziale, è stato interpretato come un grande peso sostanziale, nonostante mi affannassi a ripetere il contrario. Ma non potevo fare altrimenti; spesso, per spiegare cose meno importanti, ci vuole più spazio che per spiegare cose fondamentali.

Per quanto riguarda l’insegnamento nella mia scuola di arrampicata, su questi concetti la mia posizione è assolutamente coerente e univoca da anni.

La mia è l’unica palestra in cui ci sono due enormi cartelli in cui c’è scritto che è assolutamente vietato l’uso del PG per i principianti (almeno un anno) e i giovani.

Nella mia palestra devo combattere tutte le sere con persone che vogliono fare esercizi al PG, quando invece io dico loro che devono scalare sul muro alto, con la corda, esercitando la fluidità e la tecnica.

In due articoli su “ALP”,  spiego come le sale boulder siano controproducenti per la scalata di falesia, che non c’è niente di male a frequentarle perché sono divertenti, ma è dovere dei gestori essere chiari sul fatto che non si sta vendendo un corso di arrampicata, ma un surrogato. E su questo sono chiaro, infatti lo scrivo sul web, sul libro e sulle principali riviste nazionali, anche a costo di perdere clienti.

Come direttore di una grande scuola di arrampicata a Roma, sento la  responsabilità di questo compito. Ho voluto fortemente il muro alto con la corda, per insegnare tecnica e sicurezza, anche se tutte le previsioni lo sconsigliavano dal punto di vista commerciale.

Sto facendo una campagna sulla sicurezza riguardo l’uso sbagliato che si fa del Gri-Gri, inviando a tutti un video con la procedura corretta.

Cerco di educare gli allievi al rispetto delle falesie. Chi partecipa alle mie uscite sa come divento cattivo e sgrido chi urla in falesia e non si comporta con una certa etichetta.

Non che ne avessi voglia, di provare ad educare in questo senso. Ma sono costretto a farlo dalla posizione che occupo. Non dico che ci stia riuscendo, ma almeno ci sto provando.

Non dico che sia stato sempre cosi. Ma ormai sono parecchi anni. E su molte cose ho cambiato idea.

Preferisco avere ragione che essere coerente.

Ma se la maggioranza delle persone non capisce il  messaggio, non posso dare la colpa a loro, la colpa è mia.

E per questo non mi scoraggio, anzi mi metto al lavoro, cercando di apparire ancora più chiaro, sia nelle parole che nei fatti. Soprattutto nei confronti di quelli che non frequentano la mia scuola direttamente, o non mi vedono da anni, ai quali il messaggio arriva in forma deviata e indiretta. Sono soprattutto loro che male interpretano la mia visione della scalata, della sicurezza, dei gradi, dell’allenamento; ma se il messaggio arriva distorto, la colpa, anche in questo caso, è della sorgente che non trasmette in maniera forte e chiara.

Al lavoro dunque.

Commenti degli utenti

Garoppalo ha scritto: "Mitico Jolly"

Mi sei piaciuto, grande!!

10 Dic 2008
Luigi Cavazza ha scritto: "co - riflessione"

Jolly, viviamo in un mondo mediatico e superficiale: se si fa un libro con molte foto di attrezzi il messaggio che passa più forte è quello relativo all'uso degli attrezzi stessi e non alle finalità cui servono.

Questa piega mediatica riguarda tutti gli aspetti della vita moderna, inclusi quelli lavorativi. Una buona presentazione in power point può orientare decisioni più che l'arida verità dei numeri. E quando questo succede nell'ambito dell'economia o dell'ingegneria il risultato è ben triste.

Io però non sarei cosí pessimista circa la tua scuola. Faccio parte di quelli (e ho scoperto che non sono pochi) che provengono dalla montagna praticata nel modo più umile: trekking, ferrate e qualche via classica. Per noi il messaggio era chiaro anche senza queste riflessioni.

Come pure posso solo testimoniare l'emozione mia e della mia classe nelle prove al muro alto. Le emozioni non si misurano e quindi, a differenza del grado, sono immateriali. Non per questo sono meno importanti.

Buon lavoro dunque

17 Dic 2008
dani ha scritto

jolly,
quello che vedo io è che tu sei rimasto "mister pan gullich" per quelli che hanno "annusato" il libro (o molto spesso la palestra), visto di sfuggita, sentito dire, guardato da lontano......
insomma da quelli che hanno guardato, ma non hanno visto, si sono fatti una idea sull'immagine di facciata, idea veloce, breve,di istintivo manifestarsi, che forse nasce proprio da quel movimento decadente di cui parli.....

si sono fermati alla copertina.....lasciali lí

05 Feb 2009
fra ha scritto: "grande jollyno"

questa non l'avevo letta. Essenzialmente mi unisco a Luigi. La tua umiltà supera quasi la tua sapienza. Bravo continua cosí sei un esempio per tutti noi

05 Ott 2009
ebrune ha scritto: "commento da altra palestra"

Io non conosco bene jolly, nè conosco bene il suo modo attuale di insegnare, ma è un dato di fatto che tutte le persone che conosco (circa una decina) che frequentano assiduamente la sua palestra di arrampicata parlano per lo più solo in termini di prestazione fisica. Nessuna di queste persone mi ha detto che lui fa dei corsi sul miglioramento tecnico, miglioramento mentale, gestione dell'emotività, corsi sul volo da primo e assicurazione al primo, etc. aspetti che in altri sport sarebbero assolutamente scontate.
utilizzo il suo libro per l'allenamento a secco, ma non mi sognerei di imparare altre cose più complicate con un libro ( chiedete per esempio ad un corridore di atletica come ha imparato a respirare in gara, o come ha imparato a sviluppare la propria determinazione... di certo non con un libro!).
Un augurio a jolly di sperimentare nuovi corsi con nuove cose da insegnare (noto che in alcune palestre a Roma ci sono degli interessanti tentativi di insegnare queste cose)

08 Nov 2009
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