Prime riflessioni

Scritto da Jolly Lamberti il 25-11-2008 in Climbook

Giudizi negativi sulla questione dei gradi. Tutti hanno preso troppo sul serio la cosa. La maggioranza dice che non c’è bisogno di altre p…. mentali sui gradi. Tutti però sono andati li. Le statistiche dicono che in centinaia si sono riversati sul database col discorso gradi etc. e solo poche decine hanno letto gli articoli principali del sito.

La maggioranza delle mail, poi, dimostra come io sia stato veramente pessimo nella spiegazione del sistema. Infatti nessuno ha capito. E, se un messaggio non arriva chiaro, la colpa è solo di chi lo manda, cioè mia.

La maggior parte delle mail diceva: non sono d’accordo, i tentativi che ci metto per fare una via avrebbero senso solo se il mio livello rimanesse costante negli anni; il sistema non tiene conto del mio stato di forma.

Invece, il sistema considera la “curva di probabilità” relativa al periodo in cui si è fatta quella via. Se per esempio io ho fatto un 7a nel 1984 in 20 tentativi, non vuol dire necessariamente che quel 7a sia da upgradare, in quanto in quel periodo, quella era la mia “media” tentativi per quel grado.

Per quel motivo è necessaria la data, e perciò, per ora, la richiediamo anche solo approssimativa (almeno il mese e l’anno): per evitare che, chi non se la ricorda, non la metta per niente.

Altra tipica perplessità: se uno molto forte fa una via in pochi tentativi non vuol dire che è facile. Se arrivano di botto un gruppo di fortissimi che ripetono molte vie in pochi tentativi, non vuol dire che quelle vie sono facili.

No, infatti. Il sistema considera lo “scostamento” rispetto alla propria curva di probabilità per quel grado, che si tratti di Sharma o mio nonno non importa.

La maggior parte delle altre critiche “tecniche” sono legate a situazioni individuali. Se quel giorno ero stanco e ci ho messo più tentativi? E se quel giorno pioveva? etc.

Ma a quello serve la statistica: ad eliminare, con i grandi numeri, le situazioni particolari. Se la maggior parte delle persone che prova quella via, ci mette un tempo superiore a quello che impiega di solito su quel grado, vuol dire che ci sono molte probabilità che il grado di quella via sarà sbagliato e il sistema vi dirà qual è questa probabilità. Non è possibile che tutti quelli che provano “Lola Falana” siano stanchi, quel giorno.

Dunque, riguardo i problemi tecnici mi sono sicuramente spiegato male io.

Poi ci sono tutte le critiche all’impostazione “filosofica”.

Molte osservazioni sul fatto che sono fissato, perché ho toccato il discorso GRADI. In realtà è il contrario. Cerco di spiegarvi la mia idea:

chi è troppo competitivo, spesso, per non vivere troppo male l’esperienza della scalata, è costretto a forzarsi di fare il “filosofo”, il romantico della scalata, “quello a cui i gradi non interessano”.

In genere questi soggetti tanto più sono stati, nel passato,  avvelenati e competitivi, tanto più si assomigliano negli atteggiamenti “pseudo romantici” che assumono in seguito. Chi è meno competitivo come indole, riesce a esserlo in maniera più sana e manifesta. Competitivo quel tanto che serve. Chi lo è troppo, invece, si deve pateticamente mascherare e reprimere sotto una più malsana, finta, non competitività. Altrimenti ne soffre troppo.

Questi soggetti sono stati costretti ad abbandonare il “grado” per non stare male.

Come chi non è capace di limitarsi a fare un bicchierino ogni tanto e dunque è costretto a non bere per niente.

L’eccessiva tensione per una eccessiva competizione con se stessi e gli altri, gli fa patire anni di sforzi mentali, tanto che poi, a un certo punto, mollano. Allora dicono: scalo solo per scalare, la bellezza della linea etc etc. Basta gradi e competizioni malcelate. E non c’è nulla di male in questa loro conversione. Anzi. Solo che te la spacciano come una illuminazione romantica, quando invece, per loro, è solo una cura. E rompono le palle a chi, invece, è sanamente interessato a quella normale soglia di competizione con se stessi e con gli altri che il grado  può dare.

E’ proprio chi vive in maniera più sana la competizione e il "grado", che può permettersi di scherzarci su, di innescare giocose e manifeste competizioni, di utilizzarli bene.

Se non hai la tendenza all’alcolismo, puoi bere ogni tanto.

A questi ultimi (quelli che possono bere ogni tanto, per fortuna la maggioranza) il grado serve come stimolo, come innesco, mai come obbiettivo finale.

Poi ci sono anche quelli a cui, veramente, il grado non interessa più di tanto, che scalano veramente senza mirare al grado, come indole. Questi si riconoscono perché a loro non interessa (come ai finti romantici) neppure Negare IL Grado. Semplicemente se ne fottono. E non si infastidiscono quando si parla di gradi. E non ti attaccano filippiche filosofiche sul perché il grado sia deleterio alle masse. Né impongono più o meno velati divieti di assegnare gradi nelle zone in cui sono i reucci.

Perché poi, parliamoci chiaramente, il grado, un pochino soltanto, serve veramente:

Serve per capire quale via fare per scaldarsi e quale per impegnarsi a fondo.

Serve, come indicazione di massima, per capire se si sta migliorando.

Che male c’è allora, visto che i gradi ci sono, e per alcune cose sono utili, nel cercare di farli funzionare meglio?

E’ bene che uno arrivi a Grotti Bassa, guardi la locandina con scritto “Luky strike”: 6c, parta per quel 6c e si rompa il tendine di un dito in quanto quella via, in realtà, è un 7b con un boulder su monodito infernale? Io mi dovrei rompere un dito solo perché “bisognerebbe interessarsi solo  alla linea e alla bellezza dei movimenti”?

Ok, diciamo che il grado è soggettivo; ma allora, a maggior ragione, se sono più persone a dare un voto non è meglio?

Sicuramente la maggioranza degli scalatori non consiglierà, via web, a un poveretto che viene a Grotti Bassa la prima volta, di scaldarsi su “Enigma”. Invece, un perfido reuccio locale, potrebbe anche farlo.

Dunque, questo sito, e queste chiacchere, potrebbero almeno avere l’utilità di far risparmiare un tendine rotto a qualcuno.

Senza prenderli troppo sul serio, giocare con i gradi non è nè scandaloso nè dannoso.  

E mi si conceda pure il vezzo, sicuramente inutile, di aver aggiunto i decimali ad una scala a maglia troppo larga.

Ora basta gradi. Questo è il mio blog, e vorrei utilizzarlo il meno possibile per parlare di gradi. Vorrei parlare ancora di decadenza e raccontare storie.

 

Commenti degli utenti

ghisino ha scritto

a tratti molto condivisibile

15 Dic 2008
mangamamba ha scritto

trovo specialmente geniale il ultimo parrafo! avanti!

19 Feb 2009
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