Aspettando (da 30 anni) i Maestri di arrampicata

Scritto da Jolly Lamberti il 31-01-2020 in Climbook
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Intervengo da Guida Alpina e da allenatore, da uomo di associazionismo e da professionista, nel dibattito sulla nuova proposta di legge.
Il concetto di fondo è molto semplice ma è stato molto travisato.
La guida alpina è un mestiere antico nobile e rispettabile: una professione.
L’istruttore di arrampicata è un attività giovane, nobile e rispettabile ma oggi rientra nell’associazionismo: non c’è un albo professionale, bisogna operare solo nell’ambito onlus dei propri associati .
Fino ad oggi, l’unico modo, per un istruttore, per potere diventare un professionista e quindi poter operare anche al di fuori della propria associazione dilettantistica, è di diventare guida alpina: quindi è costretto a una formazione molto impegnativa che per il 90% è costituita da discipline non inerenti la scalata sportiva; neve ghiaccio, sci, creste, e tanto di più.
La figura del maestro di arrampicata servirà proprio a questo: un istruttore potrà diventare professionista, senza dover pestare neve.
Quindi è una cosa buona: una svolta epocale.
Io sono sia guida Alpina che presidente di una società sportiva dilettantistica, che tecnico Fasi. Quindi non ho interessi particolari. Sono già iscritto a un albo, sono già legittimato a insegnare sia in falesia che in palestra. Io parlo a favore di tutti i giovani istruttori che vorrebbero fare di questo loro “hobby” un lavoro vero e riconosciuto: la nuova figura del Maestro di arrampicata potrebbe essere la loro opportunità.
Detto questo devo segnalare un primo grossolano errore tattico da parte delle guide, un netto autogol, tanto grossolano da farmi pensare, all’inizio, che fosse una bufala:
Dopo un proficuo incontro tra i due presidenti, Battistella e Giglio, dove le guide dichiaravano di voler aprire un tavolo di trattativa, le guide stesse, una settimana dopo, presentano alle istituzioni una loro proposta, a totale insaputa della FASI. Questa mancanza, anche formale, fa perdere molta più strada di quanta se ne fosse guadagnata.
Autogol delle guide, perché è impensabile non voler aprirsi a una federazione che tra poco gestirà milioni di euro, avrà centinaia di migliaia di associati, e avrà sempre più autonomia.
Da guida, penso sia vantaggioso per tutti non commettere altri errori del genere.

Certo la proposta di legge andrà migliorata.
Per chi l’avesse letta (pochi di quelli che la criticano l’hanno letta integralmente), ecco, a mio parere alcuni punti da migliorare:
1) Prevedere una procedura per il riconoscimento dei titoli degli attuali istruttori FASI, integrati con corsi e prove di abilitazione specifici per la falesia. Questo permetterebbe a chi già esercita nelle palestre, con pochi esami in più, di poter fare corsi anche in falesia.
2) Prevedere una rappresentanza significativa dei maestri di arrampicata negli organi direttivi del CONAGAI.
3) Eliminare ogni riferimento e ogni possibilità di eventuale “esclusiva” per l’insegnamento nelle strutture artificiali e per la loro gestione (e d’altronde non vedo possibile il contrario: come sarebbe possibile delegittimare un tecnico FASI CONI che opera in una struttura indoor come allenatore di uno sport che è diventato olimpico?? questo timore mi sembra una vera bufala da social populismo).
4) Riconoscere un ruolo importante alla FASI, di gran lunga l’entita’ che meglio rappresenta il mondo dell’arrampicata sportiva.
5) Eliminare (questo nessuno dei detrattori lo ha notato) il punto 3, che recita quanto segue: “Le regioni, acquisito il parere motivato del rispettivo collegio regionale o, se mancante, del collegio nazionale, provvedono a individuare e a delimitare le aree nelle quali è consentita l’attività del maestro di arrampicata”. In sostanza si stabilisce che le Guide o le Regioni, supportate dalle Guide, posso decidere in quali falesie i maestri possono fare i corsi. Si tornerebbe così al punto di partenza: falesia non autorizzata >> istruttore abusivo.
Credo che anziché diffondere allarmismo, sia necessario cogliere questa proposta come una apertura di credito verso il mondo dell’arrampicata sportiva e di falesia, e interpretare la questione come una opportunità da migliorare, senza preconcetti e barricate.
Mi sembra che l’intervento del Presidente Battistella, condivisibile su tutti fronti, debba essere letto in questo senso.
Così come il successivo comunicato stampa del presidente delle guide Pietro Giglio, che dimostra come Fasi e Guide debbano riprovare a lavorare insieme verso un obiettivo comune.
Come si potrebbe non partire dalle Guide Alpine, visto che oggi sono il solo ente legittimato a operare come professionismo ?
Purtroppo il web dà voce anche alle miriadi di incompetenze, di invidie, di ignoranze, e questo di sicuro rallenterà il processo di cambiamento.

Commenti degli utenti

Aspettiamo il Maestro di Arrampicata da 30 anni...quindi cerchiamo di farlo bene!

Il problema non è l'istituzione della figura professionale del maestro di arrampicata. È vero, è una professione che in molti aspettiamo da tanto, così tanto che abbiamo avuto modo di pensarci a lungo. Non solo, proprio a causa di questo lungo, inspiegabile (visto che in molti paesi europei già esiste da decenni) vuoto sono fiorite in Italia decine e decine di associazioni, organizzazioni, esperienze che portano avanti l'insegnamento dell'arrampicata, alcune anche con eccellenza, il cui lavoro andrebbe democraticamente considerato. Tutte realtà che nel tuo ragionamento non sono prese in considerazione. E anche la FASI, indubbiamente appetibile grazie ai milioni di euro che gestirà e ai suoi molti associati (alla fine in Italia si finisce per ridurre tutto a questo, potere e soldi) viene considerata come “figlia di un dio minore”. Chi stabilisce che le guide siano più competenti della FASI, o di altri soggetti che hanno programmi molto avanzati, nella formazione del Maestro di Arrampicata? La competenza viene data per scontata ma non lo è Il fatto che le Guide Alpine siano l’unico ente legittimato a operare in ambito professionale non significa che debbano rimanere l’unico. Dimostra solo che sono una lobby molto forte che in molte situazioni si è adoperata perché il vuoto che tutti lamentiamo rimanesse tale. Chi ha promosso la petizione sul web e molti che, come me, l’hanno firmata, non è incompetente, ignorante o “invidioso”. No, semplicemente e con molta lucidità non vuole che il Maestro di Arrampicata venga creato sotto il cappello delle Guide Alpine, neanche in abbinamento con la FASI. Ordini e collegi sono organismi vetusti che caratterizzano l'Italia (e la paralizzano in quanto centri di interessi e potere, come dimostrano i diversi scandali che hanno interessato il collegio delle Guide) ma non esistono in Europa. Vogliamo che la figura professionale venga istituita in modo indipendente da qualsiasi organizzazione che ha interessi di parte, come accade negli altri paesi europei. In conclusione, ci tengo a sottolineare che il tentativo che le Guide stanno portando avanti, analogamente a quanto già accaduto con gli accompagnatori di media montagna e le guide vulcanologiche, non riguarda solo l’arrampicata ma molte altre attività outdoor, quali l’escursionismo ambientale, il canyoning, le cui rispettive associazioni e praticanti si stanno opponendo come stiamo facendo noi.

31 Gen 2020

Alessandro ciao.
Permettimi qualche considerazione…
Innanzitutto trovo che, nel 2020, il concetto di “collegio”, “ordine”, ecc…sia anacronistico e comunque faccia pensare ad una cerchia di persone con privilegi che, onestamente, mi pare cozzino con la figura nobile della guida alpina come tu la descrivi. Soprattutto alla luce dei recenti fatti occorsi in Sicilia. Ma, senza andare così lontano, a me basterebbe citare come il collegio Marche abbia agito in modo non proprio professionale verso noi GAE di Umbria e Marche, sguinzagliando i Carabinieri Forestali dietro ad alcuni miei colleghi, che si sono quasi dovuti “giustificare” mentre lavoravano (pensa che danno di immagine…) solo perché le GA avevano inoltrato alle autorità un documento che voleva mettere un freno agli “abusivi” (quali??) imponendo limiti altimetrici alle GAE ed altre amenità simili. La situazione, come spesso succede quando si vuole farla fuori dal vaso, è ovviamente finita a tarallucci e vino, in quanto i presupposti per un tale arbitrio non esistono, vedi anche le numerose sentenze a favore delle GAE in merito all’accompagnamento su neve, ecc…
Come ribadito da me e da altre GAE in più occasioni, anche in incontri che sono poi stati trasmessi su emittenti televisive, le GA hanno perso l’occasione per fare bella figura, mettendosi in contrasto con altri professionisti in un territorio, quello sconvolto dal terremoto, in cui non c’è certo bisogno di fare la guerra tra poveri, ma solo di cooperare per aiutare il turismo a tornare sui monti che, credo, anche tu conosci bene.
E qui ti chiedo: scrivi di non essere di parte. Ma a fine articolo citi incompetenze, invidie, ignoranze, dicendo che solo le GA sono professionisti.
Immagino allora che tu abbia fatto un salto a leggere quanto ti ho scritto sopra, ovvero che esistono anche le GAE. E sono professionisti, ti assicuro. O meglio, lo assicura la legge. Professionisti competenti, senza invidie e, soprattutto, che parlano ed agiscono ben conoscendo le leggi.
Il discorso è che qui non bisogna parlare di titoli, di patacche, di alamari.
Bisogna parlare di contenuti e di competenze, che, ahimé per chi pensa il contrario, esistono anche al di fuori dei collegi delle GA e sono ben radicati da anni, come tu dovresti ben sapere.
E i contenuti e le competenze possono benissimo prescindere da un marchio cucito sulla felpa di pile, perché sono frutto di un percorso che anche i “comuni mortali” possono intraprendere e con successo, ferma restando una mente aperta, voglia di mettersi in gioco e, non da ultimo, una buone dose di umiltà che, a quanto pare, altrove non è nemmeno contemplata.
Serve rispetto, serve trasparenza, serve democrazia.
Perché, in una società civile come dovrebbe essere la nostra, vedere che si vogliono intimorire e far tacere (se non proprio eliminare) figure riconosciute non è una bella cosa, credimi. Soprattutto quando queste azioni provengono da chi pensa (a ragione? Mah…) di essere il più competente e primo inter omnes. Non è questa la figura nobile di cui tu parli…
Saluti da una “abusiva invidiosa”.

31 Gen 2020
Dalla francia

Un commento da istruttore francese.

È vero che il punto che sottolinei sulle falesie autorizzate o no va assolutamente migliorato.

E nel farlo andrebbe pure definito meglio l'ambito di competenze della nuova figura secondo criteri oggettivi e armonici con i paesi frontalieri, tra cui cito Francia e Svizzera.

In entrambi i paesi lo spirito del diploma è di dire che il maestro d'arrampicata é uno specialista di tutto ciò che si svolge su una parete rocciosa, quindi anche ferrate, arrampicata trad o artif', ma é meno competente quando si tratta di gestire una uscita "in ambiente" con considerazioni legate all'orario, alla fluidità della progressione e/o a condizioni meteo "alpine".

In francia tale idea si traduce in un limite di quota (1500m).
In Svizzera, forse più saggiamente, nell'esclusione esplicita del ricorso a tecniche "di conserva" e ai sentieri di avvicinamento e discesa troppo scoscesi (quei punti dove una guida prenderebbe il cliente "al guinzaglio").

Sarebbe auspicabile avere una evoluzione della proposta in tale senso, con criteri oggettivi validi per tutta la penisola e che rispettino tale spirito: mi pare chiaro che il maestro d'arrampicata non deve servire a portare i clienti a fare itinerari di grande respiro in Dolomiti, ma deve consentire ad esempio di fare vie lunghe al Pianarella, proporre uno stage di trad a Cadarese, e pure, in tutta coerenza, ripercorrere quegli itinerari che storicamente hanno segnato l'emancipazione dell'arrampicata dal grande alpinismo.

Gianluca
Bees1 escalade
ggrimpe.com

12 Feb 2020
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